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Testa a testa tra cardiochirurghi e cardiologi interventisti: stimolante confronto tra medici al congresso GISE 2014

28 ottobre 2014 • curarsi, ricerca, vivere bene 4487
Al 35' Congresso del GISE il dibattito sulla scelta tra angioplastica e bypass aortocoronarico nel paziente multivasale

La opening session del 35’ congresso GISE trasmette subito lo stile dinamico e partecipativo dei congressisti: un panel composto da cardiologi interventisti e cardiochirurghi è chiamato a pronunciarsi su casi caridologici “border line” tra sala operatoria e  sala di emodinamica. Il dibattito, vivace ed altamente professionale, permette di affrontare in modo trasversale molte delle tematiche di interesse per i pazienti cardiopatici. Si moltiplicano le considerazioni di natura medico legale alla luce dell’esplosione, in particolare quest’anno, del contenzioso medico-paziente e della medicina difensiva. A margine del primo caso trattato si dibatte sull’uso cautelativo della terapia antiaggregante nei pazienti in pronto soccorso e sulle ricadute in ambito legale del “sintax score”, un indice che misura la complessità della disfunzione dell’arteria coronarica e che viene utilizzato dai medici per indirizzare il paziente in sala cardiochirurgica anziché procedere con l’angioplastica. Nell’analisi di un altro caso, riferito ad una paziente di 77 anni con problemi alle valvole cardiache, i medici si interrogano sull’utilizzo o meno della TAVI, ossia dell’impianto valvolare inserito con catetere in alternativa alla procedura cardiochirurgica. La TAVI è un'operazione piuttosto costosa, considerata come soluzione maggiormente temporanea rispetto alle procedure chirurgiche sulle valvole e spesso scelta nel caso in cui un paziente anziano presenti condizioni di fragilità che suggeriscono di evitare lo stress post chirurgico.

Al congresso della Società Italiana di Cardiologia Invasiva il dibattito sui casi in esame fa percepire la complessità della professione medica: conciliare la competenza sulle ultime evoluzioni scientifiche, la perfetta esecuzione delle procedure, l'esigenza di osare il massimo per garantire la salute del paziente e simultaneamente di potersi difendere in un'eventuale dibattito giudiziario. Sul tema della scelta tra cardiochirurgia e cardiologia interventistica nei casi “border line” il dibattito si sposta spesso sul consenso del paziente e soprattutto sull’informazione che gli viene fornita al momento di scegliere tra due procedure mediche alternative. Si sottolinea l’importanza di individuare il medico da cui provengano le informazioni  e su quanto le opinioni dei medici possano influenzare tale scelta. Su questo argomento i punti di vista non sempre coincidono. Ad esempio, tra i cardiologi invasivi, c’è chi ritiene più conservativo della salute del paziente non esporlo ad un rischio, seppur percentualmente basso, di andare incontro ad un ictus invalidante a seguito di un’operazione di bypass aortocoronarico piuttosto che esporlo ad un rischio, seppur elevato, di andare incontro ad una successiva rivascolarizzazione a seguito di angioplastica coronarica. Alcuni cardiochirurghi, al contrario, intervengono affermando che, in un periodo di cinque anni dall’intervento, il rischio di andare incontro ad un ictus è il medesimo per entrambe le operazioni. Il dibattito entra dunque  nel tema dell’informazione del paziente e si citano le nuove linee guida sulla rivascolarizzazione miocardica della Società Europea di Cardiologia e Chirurgia Toracica del 2014 che, al riguardo, forniscono un contributo illuminante sulla questione. Le linee guida indicano, per la scelta della procedura e la presentazione al paziente, la consultazione di un equipe composta da cardiologo medico, cardiochirurgo e cardiologo interventista. C’è chi osserva che l’applicazione di questa regola diventa ardua quando laboratori di emodinamica e reparti di cardiochirurgia non coesistano nella stessa struttura ospedaliera.

Spesso si sente parlare di cura della malattia e non del paziente e la fondamentale regola sul rispetto di un tempo utile per permettere al paziente di determinarsi sull’intervento da scegliere va incontro ad un bisogno costante di umanizzazione. Il prevedere, nero su bianco, che debba esistere una comunicazione comprensibile, che debba esistere un tempo deputato alla stessa e, soprattutto, che questo tempo debba servire al paziente per decidere nell'ottica dei propri valori personali (*) ci riporta alla centralità del paziente. La “singolarità” del paziente riprende spessore e ruolo prioritario rispetto a scienza e tecnica medica che ne sono subordinate e funzionali. Sul tema vengono infine citate alcune prassi internazionali, più rigide nel pretendere il rispetto dei tempi decisionali tra valutazioni diagnostiche ed operazione.

Al termine della sessione di apertura del congresso, in occasione dell’assemblea SICI-GISE, i relatori hanno ringraziato apertamente AIC Onlus per il lavoro svolto in questi mesi al fine di avvicinare la comunità dei cardiopatici con gli operatori medici e per la presenza dell'Associazione al congresso.  Nel segno di questa collaborazione AIC Onlus sta preparando nuovi eventi di sensibilizzazione che coinvolgeranno medici e pazienti.

  (*) Linee Guida sulla rivascolarizzazione miocardica - processo decisionale e informazione del paziente    

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